Cassino - MonteCassino - OPERATION SHINGLE 1944

AL VIA LE VISITE GUIDATE DELLE GROTTE DI APRILIA E DELLO SBARCO DI ANZIO - GO-HAED FOR THE GUIDED TOURS OF THE CAVES AND OF ANZIO LANDING
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Cassino - MonteCassino

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Nel quadro delle operazioni militari che caratterizzarono la Campagna d'Italia le battaglie per Cassino e il suo Sacro Monte, ad oggi, costituiscono uno degli eventi più importarti ed allo stesso tempo controversi della seconda guerra mondiale. La ferocia dei combattimenti e le condizioni al limite della sopportazione in cui i soldati di entrambi gli schieramenti furono costretti ad affrontarsi, rendono il fronte di Cassino e più in generale le battaglie per la Linea Gustav, uno dei teatri bellici più cruenti e sanguinosi di tutto il conflitto. La Campagna d'Italia inizia a luglio del 1943 con l'invasione della Sicilia, dopo l'armistizio dell'8 settembre segue lo sbarco di Salerno e con esso la lenta e tortuosa risalita alleata lungo la Penisola su due direttrici, quella adriatica e quella tirrenica. L'obiettivo è quello di infliggere quante più perdite possibili alla wehrmacht. A gennaio gli alleati della Quinta Armata riescono a farsi largo fino al limite della valle che fronteggia Cassino, da quel momento iniziano i tentativi di oltrepassarla per raggiungere Roma; qui i tedeschi, sotto la direzione del feldmaresciallo Albert Kesserling, hanno approntato il loro principale sistema difensivo, la linea Gustav, e sono decisi a difenderlo con ogni mezzo possibile: l'ordine è «resistere fino all'ultimo uomo».
All'inizio della seconda decade di gennaio del 1944 il generale americano Mark Clark, comandante della Quinta Armata, tenta di oltrepassare il fiume Gari a sud di Cassino ma ottiene il quasi totale annientamento di una divisione; subito dopo pianifica e lancia un ulteriore attacco con l'obiettivo di arrivare sulla via Casilina e aggirare l'Abbazia da nord. Questa operazione produce qualche risultato creando una flessione della linea di difesa tedesca da est a nord-ovest di Cassino, ma il prezzo da pagare è ancora una volta molto alto e al termine dei combattimenti le truppe americane sono stremate dalle condizioni climatiche particolarmente rigide e dalla determinata reazione tedesca che impedisce ogni ulteriore possibilità di avanzamento. Ai primi di febbraio, il comandante supremo delle forze alleate in Italia, il generale Harold Alexander muove nella Valle del Liri nuove divisioni dal fronte Adriatico, al fine di rilevare gli americani oramai esausti e di sfruttare, attraverso l'uso di truppe riposate, la breccia da essi aperta a nord-est della città come base di partenza per ulteriori attacchi. Anche i comandi tedeschi inviano dallo stesso fronte dei rinforzi: fanno così il loro ingresso i paracadutisti della prima divisione, l'elite dell'esercito tedesco, i fallschirmjäger.
Gli alleati li battezzeranno "i diavoli verdi". E' in questo quadro temporale che sotto la pressione dei comandanti neozelandesi e il peso delle ingenti perdite subite viene deciso il bombardamento dell'Abbazia di Montecassino; essa è creduta, erroneamente, un punto di osservazione nemico ma soprattutto un obiettivo la cui conquista non può essere affidata alla sola fanteria. Alle 9:45 del 15 febbraio del 1944 l'antico Monastero, nel quale qualche giorno prima trovano rifugio circa un migliaio di civili, viene distrutto per mezzo di un apocalittico bombardamento aereo che in più ondate riversa sulle secolari mura centinaia di tonnellate di bombe. I tedeschi occupano immediatamente le rovine trasformandole in una fortezza inespugnabile. Vani sono i tentativi, poco determinati ed esigui, di conquistare il massiccio e la città. Un mese più tardi, il generale Bernard Freyberg, comandante del secondo Corpo Neozelandese, decide di sferrare un nuovo attacco e chiede che venga preceduto dal bombardamento della città di Cassino, al fine di neutralizzare le posizioni tedesche. Per tre ore e mezzo un carico di bombe pari circa al doppio di quello impiegato sul Monastero viene sganciato sull'antico abitato, ma ancora una volta, con estrema determinazione, i tedeschi reagiscono tempestivamente uscendo dai propri rifugi e prendendo posizione nelle loro postazioni. Le macerie e i profondi crateri causati dai violenti bombardamenti non permettono l'uso dei mezzi corazzati, si è quindi costretti a conquistare, metro dopo metro, ciò che rimane di Cassino con il solo ausilio della fanteria. Vengono respinti sia gli attacchi alleati che dal castello di Rocca Janula puntano verso l'Abbazia, che quelli lanciati nella città dove i tedeschi costituiscono un piccolo ma coriaceo nucleo di resistenza che impedisce l'avanzata verso la via Casilina. Un ulteriore piano diversivo che prevede l'utilizzo di un contingente corazzato e per il quale viene addirittura costruita in gran segreto una strada tra le montagne che si trovano a nord-est dell'Abbazia di Montecassino - la Cavendish Road - fallisce clamorosamente, anche e soprattutto per il mancato supporto della fanteria. In un primo momento i tedeschi vengono presi di sorpresa ma immediatamente e con decisione riescono a contenere lo slancio corazzato verso il Monastero; anche questa opportunità viene sprecata. Nonostante alla fine di marzo circa due terzi della città di Cassino siano in mano alleata, non si riesce ancora ad avanzare; dopo dieci giorni di combattimenti le operazioni vengono interrotte e si passa quasi del tutto ad una guerra di posizione che dura fino alla prima decade di maggio. L'undici di maggio, in seguito ad una capillare riorganizzazione delle forze alleate in campo, viene sferrato un micidiale bombardamento d'artiglieria su larga scala che dalle montagne a nord di Cassino arriva fino al Mar Tirreno. Per la prima volta dall'inizio della Campagna d'Italia è finalmente possibile lanciare un'offensiva usufruendo dello spiegamento di grandi formazioni. Il Corpo di Spedizione Francese attacca sui Monti Aurunci, il cardine meridionale del sistema difensivo tedesco nella Valle del Liri e riesce ad infrangere la Linea Gustav. In questo frangente fanno il loro ingresso i polacchi che a Montecassino, seguendo le direttrici di attacco che a gennaio e febbraio avevano usato i loro predecessori, tentano di espugnare le posizioni nemiche. E' purtroppo l'inizio di una inimmaginabile carneficina che ha fine solo con il ritiro delle forze tedesche tra il 17 e il 18 di maggio dal massiccio di Montecassino e che permette ai provati soldati polacchi di occupare le rovine del Monastero, mentre a valle altre forze alleate avanzano verso nord. Qualche giorno dopo anche le fortificazioni della seconda linea difensiva, la Linea Hitler, vengono espugnate e la sera del 4 di giugno alcuni elementi alleati entrano a Roma.
 
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